Gianluca Morozzi intervista Gianluca Morozzi

 

Come definiresti Cicatrici? Un noir? Una storia d’amore dark? Il delirio di un pazzo?

Be’, lo scorso anno si dibatteva in rete di post-noir, che doveva essere un noir per sottrazione, se ho ben capito, come il post-rock doveva essere un’evoluzione del rock. Allora Cicatrici è un progressive noir. Un po’ come Twin Peaks.

E come ha fatto una storia d’amore dark con atmosfere alla Twin Peaks che nasce dalla canzone Pure and easy degli Who ad andare in finale al premio Scerbanenco?

Le mie sottili manovre di corruzione hanno funzionato molto bene.

Nemo Quegg, il protagonista di Cicatrici, nasce da una figura reale?

Dal mio ex coinquilino, un tipografo buffo, sovrappeso, con qualche problema relazionale. E’ bastato girare la commedia in tragedia per far nascere Nemo.

Non pensi di spiazzare i tuoi lettori, passando da romanzi folli con supereroi bolognesi ad avventure calcistiche a rigorosi thriller claustrofobici a ossessioni rock…? Non sarebbe meglio focalizzarsi su un genere solo?

Qualcuno ha mai chiesto ad Andrea Pazienza di focalizzarsi solo sulle storie di Zanardi e di lasciar perdere Pippo sballato e Pertini e il partigiano e Le straordinarie avventure di Pentothal? O a Neil Young di smetterla con quelle grattugiate di chitarra chilometriche per fare solo dischi acustici gentili?

Ma perché in Colui che gli dei vogliono distruggere la storia di Leviatan si chiude con un finale aperto…?

Si chiude come si chiude una saga nei fumetti seriali di supereroi: l’avventura è conclusa, il nemico di turno è sconfitto, ma le sottotrame sentimentali vanno avanti, l’arcinemico trama nell’ombra… è esattamente così che si è conclusa senza concludersi quella parte del romanzo.

Ti rendi conto della confusione che ha creato la frase che dice Claudia appena uscita dall’ascensore in Blackout? Molti lettori hanno equivocato…

Claudia, lo dico una volta per tutte, quando biascica quella frase maledetta si riferisce al delirio che ha appena avuto. Quello in cui veniva intervistata in tv da Ferro, prima di entrare nella doccia. Non sa neppure chi siano Wilmo e Walter.

Due libri su Bruce Springsteen, due libri sul Bologna… non c’è due senza tre?

Se ne parla tra dieci anni, in entrambi i casi. Non prima. Per i settant’anni di Bruce Springsteen, per i centodieci anni del Bologna.

Cos’è questo Bob Dylan spiegato a una fan di Madonna e dei Queen di cui si favoleggia in rete? Un saggio su Bob Dylan.

A maggio lo scoprirete. Diciamo che parla di Bob Dylan come A Bologna le bici erano come i cani di Paolo Nori parla di biciclette.

E questo misterioso Serena variabile?

Un romanzo a quattro mani con Elisa Genghini. Un vero romanzo transgender… in tutti i sensi. A gennaio lo saprete.

La saga di FactorY continuerà oltre il terzo volume?

Beh, sì, la storia non è di certo finita… ma io e Michele Petrucci stiamo ripensando un po’ al modo di proporla.

Spargere il sale cosa sarebbe, invece?

Una raccolta di racconti introvabili, usciti su riviste invisibili, antologie introvabili, o addirittura letti soltanto per radio. E’ in arrivo.

Stanotte muoio è il nuovo romanzo Guanda? Altro progressive noir?

Altro progressive noir, sì, più divertente di Cicatrici, almeno in buona parte. Forse cambierà titolo in Chi non muore.

E i due romanzoni di cui si favoleggia da sempre, citati in numerose interviste, La tempesta e L’uomo liscio?

Il 2011 sarà il loro anno. Per quanto riguarda la scrittura, almeno.

A settembre 2011 festeggerai in qualche modo il decennale dell’uscita di Despero, ovvero l’inizio della tua carriera?

Sì, forse faremo una rock-opera tratta da Despero… ma è presto per parlarne.

 Soddisfatto dei tuoi primi nove anni da scrittore?

Oh, lo puoi dire forte, amico.

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