Daniele Vecchiotti intervista Daniele Vecchiotti

photo: Enrico Torrielli

Buonasera, Signor Vecchiotti.

Buonasera, Signor Vecchiotti.

Possiamo darci del tu?

Grazie, preferisco di no. Questa è una conversazione letteraria, mica una chat-line. E anche se siamo su internet (o forse proprio per quello) mi piace l’idea di mantenere una certa formalità, quell’etichetta a cui ci stiamo tutti disabituando, e che invece è la migliore prova di stima e confidenza, tra estranei.

Perchè, noi non ci conosciamo?

Mai a sufficienza. Anzi, più ci frequentiamo e meno ne capisco, di lei. Ma questo è un bene: aumenta la mia curiosità nei suoi confronti.

Che cosa l’ha spinta ad accettare questa autointervista?

Sono uno scrittore di nicchia, pubblicato da piccoli editori e senza un ufficio stampa potente alle spalle. Non ho certo la speranza di venir chiamato da Fabio Fazio o dalla Bignardi. Mi accontento degli interlocutori che posso permettermi.

photo: Enrico Torrielli

Lei è piuttosto bizzoso e pungente, quando la si intervista. Quali sono le domande che un buon giornalista non dovrebbe mai porre a uno scrittore?

Beh… innanzitutto non bisognerebbe mai chiedergli quanto c’è di autobiografico nella sua opera. O quali sono i suoi autori di riferimento. Mi trovo sempre in imbarazzo, di fronte a domande come queste. E’ parecchio difficile mantenere le buone maniere e non mostrare la propria delusione davanti a una domanda banale, abusata e completamente prevedibile. Il confronto è interessante quando si spiazza l’altro, quando lo si coglie alla sprovvista, regalando a tutti i presenti un brivido, e allo scrittore l’occasione di avere una reazione che sia vera, spontanea, anzichè costringerlo  a riciclare la solita risposta trita e ritrita.

Ha debuttato nel mondo della narrativa edita con due racconti per l’antologia “Men on men 4” (Mondadori), al quale è seguito il romanzo “Il cosmo secondo Agnetha” (Las Vegas) sui tormenti di un giovane eterosessuale che si confronta con il mondo omo. La sua short story “Viola, il colore dei lividi” è contenuta all’interno della colletanea “Diva mon amour” (Azimut), appena uscita in libreria e incentrata sul tema delle icone gay. Si considera uno dei cosiddetti “scrittori omosessuali”?

Anche questa non mi sembra granchè originale, come domanda, sa? Comunque… Quella della “narrativa gay” è una vecchia questione che spacca in due il mondo dei romanzieri impegnati nel raccontare storie d’amore e sesso tra uomini o tra donne. Essendo volubile di natura, per anni io stesso ho oscillato tra le due posizioni, riconoscendomi nel ruolo del narratore “militante” in alcune fasi della mia scrittura e rifuggendo tale definizione come la peste in altre. Diciamo che ho la presunzione di considerarmi scrittore e che senza ombra di dubbio sono omosessuale. Lascio ai lettori la possibilità di decidere se utilizzare queste due definizioni l’una accanto all’altra o separatamente.

Bene.. allora io attualmente sceglierei di considerarla solo come omosessuale. A tal proposito… che fa stasera?

Sono sentimentalmente impegnato, mi spiace. Se quest’italietta che qualcuno si ostina ancora a definire Stato me ne desse la possibilità, sarei anche maritato. E comunque non è mia abitudine cenare con uomini coi quali ho già fatto sesso almeno un milione di volte.

photo: Enrico Torrielli

Oltre alle opere di narrativa prima citate, lei è anche l’assai prolifico autore di un blog che porta il suo nome e sul quale pubblica post a ritmi serratissimi. Perchè tutta questa sovrabbondanza di grafomania?

Sono un travet della scrittura, ho bisogno di riempire almeno una cartella al giorno. E non avendo sempre il tempo e la concentrazione necessari a lavorare a un romanzo, finisco col dedicare almeno una mezz’ora quotidiana al web in una specie di diario personale ma non privato dove annoto quelli che, tra tutti i miei pensieri, mi sembrano i più interessanti per degli ipotetici lettori occasionali. Come i muscoli dello sportivo, le parole dello scrittore vanno allenate con assiduità, e il blog è un ottimo sistema per mantenere la forma.

Il suo è un blog di successo? Ha molti ammiratori?

Assolutamente no. Diciamo che in un’intera settimana raggiungo sì e no il numero di contatti che Selvaggia Lucarelli totalizza in sette minuti. Ma non era di popolarità che stavamo parlando, giusto?

Beh.. veramente sì… Perché scrivere se poi nessuno ti legge?

Forse lei dovrebbe intervistare Faletti, non me… Diciamo che, superate le prime ingenuità dell’adolescente aspirante scrittore che sognava soldi successo e fama, mi sono reso conto di non avere le caratteristiche necessarie a diventare un best seller. E, proprio come i miei romanzi, i post che scrivo si dimostrano parecchio esigenti nei confronti del lettore: sono quasi sempre privi di immagini che rendano più agevole la lettura, richiedono una certa attenzione, e pretendono la voglia di seguire fino in fondo il filo del discorso. Almeno ho la certezza che quei quattro internauti che passano dalle mie parti e poi tornano con una certa regolarità nulla hanno da spartire col mordi-e-fuggi tipico del web e poco affine alla vera essenza della scrittura.

Insomma… lei è uno snob…

Se lei definisce “snob” qualcuno che ami camminare per strade poco affollate sulle quali, venendo a mancare le masse, sia più semplice fare incontri, sì… sono decisamente uno snob.

Punirò questa sua puzza sotto il naso tornando a domande banalissime. Progetti per il futuro?

Il mio secondo romanzo, “La sofferenza è gratis”, dovrebbe arrivare in libreria tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012. Sarà una storia di passione, sfurttamento e cosmesi. E, sebbene ruoterà attorno a creme idratanti e cure estetiche, giuro che si tratterà di una trama etero al 100%. Chissà che non mi faccia guadagnare almeno la nomea di scrittore bisex. Per l’estate del 2011 è inoltre previsto il debutto di una mia commedia musicale sugli anni ’80, con rivisitazioni di successi da hit parade dell’epoca.

Ci sta quindi dicendo che non ci libereremo di lei troppo facilmente?

Al contrario! Anzi… guardi… me ne sto già andando…

Arrivederci, Signor Vecchiotti.

Arrivederci a lei, Signor Vecchiotti.

photo: Enrico Torrielli

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