Antonio Iovane intervista Antonio Iovane

photo: Matteo Piscitelli

Parliamo della presenza fagocitante del sesso nei tuoi romanzi…

Questo è assurdo

Perché?

Perché un’autointervista non dovrebbe mettere in difficoltà il suo autore. Anzi, l’autore dovrebbe sentire proprio in quest’occasione l’oppportunità di essere autocompiacente

 Tu parli come l’antonioiovane che risponde. Ma anche l’antonioiovane che domanda ha diritto alla sua dignità. Anzi, la libertà di dire quello che vuole, per una volta, appartiene proprio a quest’ultimo. Non capita tutti i giorni di potersi fare certe domande

Vuoi dire che chi risponde è l’io e chi fa le domande è l’es?

Eccolo lì, ci provi sempre a scompaginare tutto con qualche botta di erudizione d’accatto. Allora, parliamo del sesso. Tu lo metti  al centro dei tuoi libri. Sembra che i rapporti di forze, nel mondo, non siano regolati da altro che da quello. Mi vuoi dire perché?

Vuoi negare che sia così?

 Sei tu che me lo devi dire.

Sì, è così. O, meglio, se il mondo è un campo di forze, il sesso è una delle sue costanti. Ed è quella che amo raccontare.

 C’è autobiografismo, nei tuoi libri?

Questa è una delle domande che non sopporto. Devo proprio essere uno stupido a farmela

Perché non la sopporti?

Perché per sentire le cose che si scrivono, occorre viverle. E quindi la scrittura è più autentica della realtà dell’autore, perché l’autor ci inserisce non solo la propria vita reale, ma anche quella che immagina.

Mh, Ok… e tu le esperienze che racconti le hai vissute… nella vita reale?

Altra domanda insostenibile: non parlo della mia vita privata.

Questa è una stupidaggine. Se pubblichi vuol dire che accetti di essere pubblico…

Vuol dire che accetto che i miei libri siano pubblici.

E se accetti di essere personaggio pubblico, devi accettare anche le intrusioni nella tua vita privata.

Altra stupidaggine che vai ripetendo a macchinetta. Non è così. Non è proprio così. C’è stato uno che ha detto questa idiozia per primo, e da allora tutti dietro, in fila indiana, ad accettarla come verità. Ecco, questo è che quello che dovrebbe fare lo scrittore: contestare le verità ormai accettate come tali. E ribaltarle. Lo scrittore dovrebbe, ecco, lo scrittore dovrebbe affermare l’ambivalenza del mondo. Sempre.

E tu hai la presunzione di farlo?

Mi piace pensare che sia così. Mi piace pensare che chi legge abbia, come prima reazione, il disgusto, perché si mettono in discussione i suoi punti fermi. E mi piace pensare che il dubbio fermenti, dentro di lui, fino alla vittoria dell’ambivalenza del mondo.

Sei proprio bravo, te.

Grazie. Un po’ ti assomiglio.

photo: Matteo Piscitelli

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