MASSIMILIANO SANTAROSSA x 1.000 caratteri Brown Bunny Magazine

PRIMO GIORNO DI LAVORO
by Massimiliano Santarossa 

Avevo ancora la pelle delle mani dolce.
Afferrai il maniglione di ruggine, tirai forte e con un boato la porta del capannone si aprì.
Avevo quattordici anni.
Vidi in lontananza quello che sembrava il caporeparto. Lo raggiunsi.
Qui tu sei in prova, ragazzo.
Vedi di rigare dritto, ragazzo.
In due settimane ti giochi un contratto a vita, ragazzo.
Lavora tanto, piscia poco, parla niente. Capito, ragazzo?!
Urlò fiero il caporeparto.
Alzai e abbassai la testa.
Sì.
Mi sistemai davanti al mostro di ferro.
Dentro la cassetta di cartone trovai dei guanti gialli di pelle spessa.
Afferrai il trapano elettrico, mi misi in posizione e dopo un fischio lungo il macchinario partì. Mi girai e arrivò il primo motore.
Afferrai la lamiera e avvitai le otto viti più veloce che potevo.
Arrivò il secondo motore.
Afferrai un’altra lamiera e avvitai altre otto viti più veloce che potevo.
Arrivò il terzo motore.
Afferrai ancora un’altra lamiera e avvitai ancora altre otto viti più veloce che potevo.
Mi voltai verso l’inizio del rullo.
Motori su motori scivolavano sopra la catena di montaggio.
Una fila di mostri d’acciaio. A perdita d’occhio.
Non c’era modo di fermarli.
Non c’era modo di combatterli.
Non c’era modo di sconfiggerli.
A quattordici anni capii che tutti i super-eroi erano morti.  

Massimiliano Santarossa è nato a Pordenone nel 1974. Ha pubblicato Storie dal fondo (2007) e Gioventù d’asfalto (2009) con Biblioteca dell’Immagine; Hai mai fatto parte della nostra gioventù? (2010) con Baldini Castoldi Dalai. Sta lavorando al quarto libro. I suoi libri nascono nell’estrema periferia italiana, tra disagio, vite ai margini, avventure di ogni genere. Prima di dedicarsi alla scrittura, l’autore è stato falegname, poi operaio in una fabbrica di materie plastiche e ha condotto buona parte della propria vita a contatto con i personaggi da lui stesso narrati. I suoi libri sono rappresentati a teatro.   
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3 risposte a MASSIMILIANO SANTAROSSA x 1.000 caratteri Brown Bunny Magazine

  1. oliodipietra ha detto:

    bello!

  2. Silvy ha detto:

    La dura legge del lavoro, spersonalizzante e terribile della fabbrica ,che inghiotte carne giovane e che tritura tutti ,indistintamente uomini sani, malati, anziani, stranieri. Tutti colori che per poco hanno bisogno di lavorare per vivere, per tirare a campare, visto che non si può vivere di rendita ,senza lavorare….Siamo tutti rotelline di un grande ingranaggio, come nel film di Chaplin…Terribile, triste realtà….o mangi la minestra o salti la finestra. Il ragazzo della storia ha compreso benissimo che non ha scelta…..o restare, e farsi ammazzare, o scappare via lontano dall’alienazione ma diventare ancora più povero, di prima. Qualcosa però è stato ucciso, oltre alla speranza di una vita normale e forse migliore, nobilitata dal lavoro: la speranza nel futuro. La forza dei sogni!! Grazie Max, hai detto tutto tu, con pochissime righe. Silvy

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