Matteo B. Bianchi x 1.000 caratteri Brown Bunny Magazine

                                                                  ESSERE UNO SCRITTORE
                                                                         
by Matteo B. Bianchi

Quando una persona può, a tutti gli effetti, definirsi uno scrittore? E’ una domanda che mi pongo da decenni e ancora non sono stato in grado di trovare una risposta soddisfacente.
E’ scrittore chiunque scriva? La portinaia che scrive segrete poesie, il principiante che manda raccontini sghembi a tutti i concorsi di cui ha notizia, il professore in pensione che stila romanzi fiume che non mostra a nessuno, sono scrittori comunque? E’ scrittore solo chi pubblica e vede riconosciuto pubblicamente il proprio lavoro? E’ scrittore anche chi ha pagato perché il proprio testo venisse stampato, dopo che tutti gli editori gli hanno negato la pubblicazione?
Non riesco a darmi una risposta. Non so, in tutta onestà, se esista. E’ noto, per esempio, che Moravia abbia esordito a sue spese. Moccia è arrivato alla pubblicazione solo dopo aver fatto circolare i suoi romanzi in fotocopia, incapace di trovare un editore. (Cito Moravia e Moccia volutamente come esempi estremi di pubblico, intenzioni e portata differenti, ma innegabilmente e riconosciutamente scrittori entrambi). Ma è altrettanto noto che esista uno schiera sterminata di poeti della domenica che scrivono cose ignobili per riviste a pagamento che nessun lettore dotato di gusto anche basic si azzardarebbe a definire “scrittori”. E ancora: il mio amico Matteo Galiazzo ha pubblicato tre romanzi per Einaudi negli anni ’90, poi ha smesso di scrivere. Io continuo in ogni caso ad annoverarlo tra gli scrittori, sebbene abbia abdicato. Un altro amico, Fabio Lubrano, ha scritto un romanzo che ha impiegato oltre dieci anni prima di trovare un editore. In questo periodo di latenza, ai miei occhi Fabio è sempre e comunque stato uno scrittore, anche se in modalità stand-by.
Quando muovevo i primi passi nell’ambiente letterario dicevo a me stesso che avrei potuto proclamarmi scrittore nel momento in cui sarebbe uscito un libro col mio nome sopra. Ho pubblicato il mio primo volumetto nella collana ultraeconomica e graffettata dei Millelire di Stampa Alternativa. A quel punto ci ho ripensato: non riuscivo ancora a sentirmi davvero, ufficialmente, scrittore. Mi sono detto che avrei avuto la certezza quando avessi pubblicato un romanzo per un grande editore. Poi è uscito Generations per Baldini & Castoldi. Lì ho avuto l’impressione che per essere uno scrittore vero uno dovesse aver creato un certo corpus di opere, che un romanzo forse lo sanno scrivere tutti. Ora sono al quarto romanzo e al sesto libro pubblicato, escludendo le antologie, le riviste, le introduzioni per libri altrui. Ho anche alcuni libri tradotti all’estero. Eppure non posso fare a meno di avere il dubbio che che i veri scrittori siano comunque altri, quelli che fanno libri che entrano in classifica, che influenzano la storia del Paese con le loro idee, che vengono invitati in televisione e intervistati dal Corriere della Sera sulle faccende di attualità. Non credo che per me abbia fine questa ricerca di confini: ce n’è sempre uno all’orizzonte, da raggiungere e varcare.

Matteo B. Bianchi ha pubblicato i romanzi, “Generations of love” (1999), “Fermati tanto così” (2002) ed “Esperimenti di felicità provvisoria” (2006), per Baldini Castoldi Dalai editore. Nel 2008 ha curato con Giorgio Vasta il “Dizionario Affettivo della Lingua Italiana” (Fandango). E’ uno degli autori del programma “Victor Victoria” su La7. Scrive sul blog  http://matteobblog.splinder.com/ dirige on line la sua  rivista di narrativa ‘tina (www.matteobb.com/tina). Il suo ultimo romanzo è “Apocalisse a domicilio” (Marsilio).
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Una risposta a Matteo B. Bianchi x 1.000 caratteri Brown Bunny Magazine

  1. roberto ha detto:

    Caro Matteo, il tuo dubbio è anche il mio, come penso di tanti. Un dubbio che non ha soluzione, una domanda a cui non c’è una sola risposta, perchè il confine tra essere non essere uno scrittore è evanescente. Da parte mia, avendo tanto scritto (due romanzi, il terzo in fieri sotto la guida della Scuola Omero, una ventina di racconti brevi, più o meno buoni, uno sul Blog del Fantaraeale di Omero appunto), e continuando a scrivere soprattutto perchè mi piace e perchè cerco di tirare fuori qualcosa che ho dentro, e che prima o poi verrà fuori come io intendo, ho tagliato, come si dice, la testa al toro e i miei nuovi biglietti da visita portano la dicitura: ‘Scrittore – Giornalista -Addetto stampa della Istituzione Comunale Musicale di Ronciglione (il comune in cui abito)’. E’ più un augurio che faccio a me stesso che altro, un comunicare agli altri quali sono le mie propensioni, i miei desideri e la mia ‘stanza in più’, come la chiama un mio amico che continua a pubblicare i suoi libri di poesie a sue spese. Saluti.

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