Emiliano Gucci intervista Emiliano Gucci

Emiliano, c’è una domanda che una volta tanto vorresti non ti fosse fatta?

Sì: quali sono gli autori che più ti hanno influenzato?

 

Ho quella di riserva: quando hai cominciato a scrivere, e perché?

Riconduco a un racconto scritto a vent’anni, per un piccolo premio letterario che poi vinsi, il momento in cui ho cominciato a fare sul serio. Ma è una mezza menzogna. Prima di quel racconto ci sono comunque valanghe di parole, versi per poesie e canzoni, fumetti, narrazioni multiformi. Il perché sinceramente non lo so.

 

Riusciresti a sintetizzare in poche parole i quattro romanzi che hai pubblicato? Così, per dare un’idea del tuo percorso.

L’ultimo, L’umanità, parla di un uomo solo, rifugiato in una routine piovosa e ripetitiva, dove tenta di fuggire l’ossessione per un tragico evento del passato; per poi capire invece che per riuscirci avrà bisogno di riaprirsi al mondo, affidarsi al prossimo. Il primo, Donne e topi, del 2004, racconta la settimana di un trentenne fiorentino tra precarietà lavorative, sentimentali, generazionali. Tra i due libri, per quanto mi riguarda, c’è un abisso, ma forse è una percezione soltanto mia. Comunque nel mezzo ci stanno Sto da cani, del 2006, romanzo corale di “una provincia disperata ma invincibile”, come scrivemmo in terza di copertina, e Un’inquilina particolare, convivenza forzata tra un impiegato bigotto e un’esuberante transessuale, con seconda parte “on the road”. Se vuole, le riassumo anche tutti i miei racconti.

 

No, direi che può bastare così. Hai cambiato più volte editore, per le tue pubblicazioni: perché?

Perché ancora non ho trovato casa, evidentemente. Ma ho incontrato rare e preziosissime persone che hanno saputo accompagnarmi fin qui, e che mi accompagneranno anche domani, lo so. Non si vedono, ma ci sono.

 

Guardando al tuo futuro da narratore, dove vorresti arrivare?

A scrivere il mio romanzo definitivo – definitivo solo per me – per poi lavorarlo al meglio, riscriverlo fino alla perfezione (una perfezione soltanto mia) e buttarlo via, senza pubblicarlo.

 

Esagerato. E anche un po’ sbruffone, se permetti.

Senta. Io credo che un autore dichiari la propria incompiutezza il giorno in cui toglie i suoi scritti dal cassetto, e che si possa considerare guarito quando sa chiudere quel cassetto e gettare via la chiave. Ammiro molto quelle persone che dicono «ho il computer pieno di racconti che non farò mai leggere a nessuno». Non ne hanno bisogno, per loro la scrittura ha già compiuto il suo corso, è utile nel momento in sé.

 

Però la storia della letteratura è fatta da individui che un giorno o l’altro hanno tolto i loro scritti dal cassetto.

Non sempre. La storia della letteratura è fatta da individui morti, innanzitutto. E poi chi pensa di scrivere per la storia della letteratura farebbe bene a dedicarsi ad altro. O perlomeno a non dichiararlo nelle interviste.

 

Tre qualità indispensabili per uno scrittore, quindi?

Umiltà e presunzione nel giusto equilibrio, ma è una risposta che qualcuno ha dato prima di me. Aggiungo: originalità.

 

C’è un romanzo, di qualsiasi epoca o genere, che vorresti aver scritto tu?

Diciamo che in linea di massima mi accontento di leggerli. Alcuni li sento ugualmente miei.

 

C’è invece una risposta di un altro scrittore di cui vorresti appropriarti?

Me ne conceda due. Agota Kristof: «Non amo certe cose che scrivono su di me. Non sempre c’è qualcosa da spiegare e comunque non si può spiegare tutto, non fa bene». Massimiliano Governi, a chi gli ha chiesto come definirebbe il mondo letterario italiano: «Non è neanche un mondo. È come una cosa astratta circondata da un muro di pietra».

 

Emiliano, potevamo darci del tu, l’avrai capito, io l’ho fatto fin dalla prima domanda.

Grazie, ma in questo periodo preferisco il lei. Le dovute distanze mi tranquillizzano.

 

Bene. Qual è il tuo romanzo che preferisci?

Il prossimo.

 

Il viaggio che faresti domani?

Iran.

 

Il brano musicale che sceglieresti per il tuo funerale?

Aria iniziale della Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach nella registrazione di Glenn Gould del 1981.

 

C’è una domanda cui vorresti rispondere che ancora non ti ho fatto?

Sì: credi che la letteratura abbia un potere salvifico? No, sennò l’uomo non sarebbe finito così.

 

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2 risposte a Emiliano Gucci intervista Emiliano Gucci

  1. Giovanni Monte ha detto:

    ma non è che hai passato notti insonni a sentire Marzullo..?

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