Valerio Millefoglie x 1.000 caratteri Brown Bunny Magazine

IL DONO DELLA VECCHIAIA
by Valerio Millefoglie

 

Due settimane fa avevo trentatré anni. Ora ne ho settanta. In poco più di dieci giorni ho perso la mia giovinezza e ho acquistato la mia vecchiaia. Raccolgo le urine delle ultime ventiquattro ore in un contenitore speciale, una grande tanica bianca che diventa sempre più pesante. Mi trascino a letto. Tento di produrre meno saliva possibile perché ogni volta che la mando giù mi fa male la gola. Controllo la febbre. A volte è trentotto, altre trentanove, sudo molto, non mi lavo, puzzo di vecchio. Prendo l’antibiotico, l’antidolorifico, la tachipirina, lo spray per la gola, sciolgo delle gocce, mando un esercito mercenario a combattere me stesso. Mi riaddormento. Quando mi sveglio nessuno è sveglio. Sono le cinque del mattino e non so che fare. Aspetto che si faccia l’ora e chiamo il medico curante. Ci risentiamo anche nel pomeriggio e la sera. Ho i risultati dell’ecografia, prenoto delle visite chiamando il numero ASL, la signorina al telefono mi porta il suono della vita fuori, mi dice “Scusi, un attimo” e sento il brusio delle sue colleghe, delle altre persone presenti nell’ufficio, se mettessi il viva-voce e chiudessi gli occhi potrei illudermi di tornare ai miei trent’anni, quando negli uffici ci andavo con le mie gambe. Due settimane fa camminando per strada ho avvertito un dolore che nel giro di pochi minuti è salito lungo la schiena, mi ha avvolto la pancia ed è sceso ai testicoli. Mi sono accasciato sulla sedia di un locale. Era pieno di miei coetanei, ancora non lo sapevo, ma io non ero più loro coetaneo. Al pronto soccorso il dolore ha resistito alla prima endovena di Toradol. Entro un quarto d’ora farà effetto, mi hanno detto. Dopo mezz’ora continuavo a contorcermi e ad essere preda dei brividi in sala d’attesa. Mi hanno fatto altre due endovene e un’intramuscolo, la diagnosi: colica renale. Passati pochi giorni ne ho avuta una seconda che mi ha tenuto sveglio con delle tremende fitte continue tutta la notte fino all’arrivo del giorno e di un’altra endovena. Quando ancora la situazione non era così grave, la mia vecchiaia non era ancora così conclamata, avevo pensato di poterne ricavare da tutto questo un bel pezzo comico. Sarei salito sul palco indossando un camice da degente e avrei cominciato a leggere in modo asettico tutti i referti dei pronti soccorsi, veri, dell’ultimo anno: la brutta caduta dalla bicicletta, l’incidente contro la saracinesca, l’antitetanica, le coliche. Avrei anche letto, e mimato, le diverse cure prescritte. Ad esempio “Si prescrive fisioterapia”, allora avrei fatto degli esercizi con il braccio, e subito dopo “Si prescrive riposo”, allora mi sarei sdraiato su un lettino di scena ma comunque continuando ad agitare il braccio, e poi “Deve bere il più possibile”, avrei cominciato a bere forsennatamente da una bottiglia d’acqua, “Deve bere ancora di più possibile”, e con il braccio in esercizio mi sarei lanciato un’altra bottiglia d’acqua da bere al volo, “Onde d’urto al tendine infraspinato” e così mentre ero a riposo, ma con il braccio in movimento e bevendo due bottiglie d’acqua contemporaneamente, ecco il sonoro delle onde d’urto e io che sussultavo sul lettino, tutta l’acqua fuori dalla bocca, in scena, addosso al pubblico che rideva. Ma adesso che ho settant’anni, guardiamo in faccia la realtà, non ho più l’età per fare certe cose.

Valerio Millefoglie è l’autore del romanzo trasformista “Manuale per diventare Valerio Millefoglie”- Baldini&Castoldi Dalai editore. Dal libro è stato tratto l’inedito “14 gocce di Valium” presente nell’ultimo Best of di Eugenio Finardi. Ha ideato e curato, insieme a Matteo B. Bianchi, la raccolta “Scontrini, racconti in forma di acquisto”, sempre per i tipi di BCDe. Ha scritto su Linus, Il Mucchio, Rolling Stone. E’ il presentatore del Telegiornale dei Sogni, il primo notiziario di informazione sognata. E’ l’unico dj che non mette musica: Dj A Parole. E, sul palco, è molti altri. www.valeriomillefoglie.com
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