Matteo Trevisani x 1.000 caratteri Brown Bunny Magazine

PROPOSITI
by Matteo Trevisani

La scrittura è un lavoro da becchini con una disposizione dell’animo tanto fallocentrica quanto poco condivisibile: scrivere serve, in pratica (la pratica è tutto), a riempire i buchi lasciati dall’estromissione dell’io.
Ecco che dovrei scrivere prima o poi: Prolegomeni per una ricerca fenomenologica sul riempimento dei buchi.  Scrivere con dignità: tumularsi.
Devo scrivere mille caratteri.
Mi sono seduto. Ho pensato che il significato è un sasso in bocca al significante e poi di incominciare con “se mi incontrate / svegliatemi” ma io non sono un poeta e mi odio quando inizio con una particella pronominale che reclama l’io come interlocutore (come aspettarsi da uno specchio la risposta a una domanda che è la tua stessa faccia). E dire che ho faticato tanto per emarginare il sé stesso dalla pagina.
Non c’è problema, uno si deve pur saper vendere, è il mio secondo lavoro, vendermi, e se il primo è stato affidare alle mani il compito di sbobinare l’instancabile flusso del mio monologo interno (per l’appunto, sepolto a priori sotto le coltri dei lobi temporali dell’emisfero sinistro) non dovrebbero esserci problemi, millanto il fatto di essere uno scrittore, che problema c’è?

Matteo Trevisani (San Benedetto del Tronto, 1986) è uno scrittore e critico di poesia italiano. Si laurea in filosofia alla Sapienza di Roma. I suoi racconti, oltre che su varie riviste on line, sono stati pubblicati su Nuovi Argomenti e Prospektiva. Collabora con l’annuario critico di poesia italiana contemporanea (Perrone editore) ed è l’autore dello spettacolo di teatro Oblioterati.  è il responsabile del settore comunicazione e ufficio stampa di Energie9.
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Una risposta a Matteo Trevisani x 1.000 caratteri Brown Bunny Magazine

  1. Ermanno Segreto ha detto:

    Riscontro quel tipico modo di utilizzare parole che danno più effetto che sostanza ad un concetto che, invece, rimane – spero incosapevolmete – impreciso e non del tutto coerente. Nonostante il banale odio verso il quantomai stereotipato pronome “io”, uno sguardo non necessariamente attento nota che questo coacervo di pseudo-concetti ricorda vagamente un uomo che si masturba davanti allo specchio, e con l’aria di essere decisamente compiaciuto (diciamocelo, è tutta finzione, l’ironia lascia grandi spazi grigi, non è mai assoluta) . Non posso tuttavia glissare su questo l’indiscusso talento con cui potrai benissimo accalappiare i lettori più sprovveduti.
    Un lettore accanito

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