NOTEDIMARCO: Silenzio

 Silenzio
by Marco Candida

Il silenzio non esiste, al limite esiste soltanto il desiderio del silenzio e chiamiamo silenzio quella quantità di rumore che ci fa cessare di desiderare maggior silenzio. Un paio d’anni fa mi trovavo sul treno Tortona-Milano. Stavo andando alla festa di piccoli editori organizzata presso la Triennale Bovisa. Avevo l’I-pod e stavo ascoltando Mp3, quando Michele Vaccari mi si è seduto davanti. Adesso non mi ricordo come Michele e io ci siamo conosciuti. Ma mi ricordo che una volta molti anni fa durante una fiera Vaccari era venuto presso lo stand Sironi per invitare Giulio Mozzi all’inaugurazione del più piccolo teatro al mondo, alla quale inagurazione sarebbe seguita, secondo quanto mirabilmente da lui spiegato, una degustazione di vini e formaggi. Vaccari era stato impareggiabile nel descrivere il piccolo teatro. Semplicemente era venuto lí allo stand e aveva cominciato a parlare, a muovere le mani, a fare archi con le braccia: ed era stato bravissimo con quel suo aspetto e il portamento un po’ genovese e un po’ irlandese. Michele Vaccari mi ha dato subito l’impressione di un uomo giovane e ambizioso che avesse come solo desiderio inconscio quello di papparsi chiunque. E sul treno semplicemente era successa la stessa cosa: Michele è venuto lí e ha cominciato a parlare, a muovere le mani, a fare archi con le braccia. Mi parlava non so più di che cosa, e ricordo che dopo poco mi sono ritrovato dentro a ciò che quell’uomo andava predicando, muovendo le braccia, come abbracciando l’aria per pappare, papparsi tutto, pappare tutti. Se c’è una persona nella società letteraria che conosco che mi dà l’impressione di essere il vero erede di Giulio Mozzi quello è Michele Vaccari. Non sarò io, non sarà Demetrio Paolin, Gabriele Dadati e non sarà neppure Davide Bregola – né, ringraziando il Cielo, sarà mai Federica Sgaggio. Sarà, invece, Michele Vaccari, e per le sue caratteristiche somatiche (che per muoversi nella societá letteraria sono assolutamente indispensabili) e per il suo carattere. Mentre sul treno ascoltavo Michele m’è successa comunque una cosa curiosa: mi sono ritrovato a desiderare silenzio desiderando nel desiderarlo di ritornare agli auricolari Mp3. E’ cosí che quel giorno sul treno ho imparato che il rumore che fuggiamo non centra esattamente con i suoni, non è il rumore che  fa rumore, ma è piuttosto quello che sa crearci desideri che non bramiamo, stimoli che non abbiamo, pensieri che non pensiamo: e che silenzio è solo lo stato nel quale altro non siamo che noi stessi coi nostri desideri, stimoli, pensieri i più autentici.

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2 risposte a NOTEDIMARCO: Silenzio

  1. Michele ha detto:

    Grazie marco.Troppo gentile.sono in debito,non solo per questo.ti devo sempre un racconto.sempre.

  2. Michele ha detto:

    Sono in debito con te.almeno di un racconto.

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