NOTEDIMARCO: Macedonia

MACEDONIA
by Marco Candida

Ci stupiamo perché certi libri che consideriamo degni non ottengono riscontro e certi altri lo ottengono anche se non sono altrettanto degni o degni non lo sono affatto ma la verità è che lo stupore cessa quando ci rendiamo conto che per la maggior parte dei casi tutto quanto si risolve in una questione di shine. Francesca Ferrando l’ho conosciuta qualche anno fa a uno di quei corsi di scrittura creativa che organizzavo io stesso a Tortona e che ancora oggi fanno tanto strillare dal suo blog del cavolo quella tacchinaccia indomita di Lucio Angelini. Francesca s’era presentata al corso immagino soprattutto perché per lei rappresentavo un concorrente non dico temibile ma quantomeno credibile in qualità di agitatore culturale e se parliamo di questo Francesca, cosí come le è stato riconosciuto anche dallo scrittore Marco Philophat, non è seconda a nessuno. Per me comunque è stato chiaro fin dal primo istante quella volta a Tortona che quella ragazza della mia stessa età con le treccine rasta e il viso cute fosse piena di shine. Mi ricordo che quel giorno a Tortona siamo finiti in un ristorante e c’erano anche Francesca Genti e Andrea Malabaila (a quel corso di scrittura avevano partecipato un bel po’ di nomi che girano oggi nella società letteraria più giovane – e mi ricordo Francesca Genti scappare via perché trovava il corso troppo complicato e le rovinava il gusto della scrittura, dello scrivere, di scrivere…) e nonostante Francesca e Andrea sembrino saltati fuori da una copertina di Cioè o di Glamour lo shine della nostra eroina era rimasto praticamente intatto, a parte il fatto che vestiva con un gusto indie-kitsch per me impossibile da resistere. Se c’è una persona che ha shine questa è Francesca Ferrando e se c’è una persona totalmente consapevole di possederlo questa è ancora una volta lei.  Ne ha cosí tanto che non riesce nemmeno a nasconderlo, le si spreme fuori dai vestiti, dai capelli, dalle unghie dei piedi, dalle punte delle orecchie, dalle narici del naso. Piercing, tatuaggi, bracciali, vestiti fatti di placchette di metallo (a Torino mentre faceva la sua danza del ventre davanti al suo pubblico ricordo bene come muoveva quelle placchette, su e giù, su e giù, e non posso dimenticare lo sguardo mio e di mio cugino a farci giacomo giacomo nel mezzo), magari lei maschera tutto dicendo che crede nella vita eterna dei cyborg e che quello è il suo modo di robotizzarsi oppure che onora la sua persona con ogni decorazione possibile, non lo so, ma la verità è che quelle sono tutte protesi di metallo che spuntano direttamente fuori dal suo animo in fiamme. Francesca è la coincidenza degli opposti che s’è fatta carne ed è sbarcata sul Pianeta Terra – e precisamente in quel paesone uggioso che è Torino. La paragonano a Charles Bukowski, ma secondo me dovrebbero invece schiaffare sulle copertine dei suoi libri il nome di Nicolò Cusano. Il suo shine conquista tutto e tutti: Francesca è Alessandro Il Macedone, Francesca è Francesca Di Macedonia. Già, è letteralmente macedonia anche quando parla infilandoci sempre pesche, pere, fragole, bacche, cioccolato, cacao, senape, burro d’arachidi e tutto quello che le viene in mente o che forse desidererebbe mangiare ma non mangia per seguitare a far fare giacomo giacomo tra le sue placchette di metallo agli sguardi di noialtri maschietti durante i suoi conturbanti spettacolini. Una persona normale ti direbbe: “Buona notte, caro” e invece lei ti dice: “Buona notte di cioccolato e fragole, dolce stella di burro cacao”. Chattare con lei su Skype è come infilare le dita nella presa di corrente del televisore quando è sintonizzato su un canale di cartoni animati (magari un po’ hentai): ti si espande il cervello in mille direzioni e alla fine del viaggio, quando hai finito di parlare con il turbine che Francesca è, il cervello rimane lí, anzi là, non torna mai a posto, rimane sparpagliato. Wow, che sballo! Provare per credere…  

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4 risposte a NOTEDIMARCO: Macedonia

  1. Andrea ha detto:

    Tra l’altro, Marco, Francesca F. era venuta perché le avevo parlato io del corso (all’epoca eravamo dentro un’associazione che collaborava con l’Osservatorio Letterario di Torino). Comunque, adesso voglio la copertina su Cioè!

  2. Marco ha detto:

    Ah, e’ venuta perche’ glielo hai detto tu…

  3. Luan ha detto:

    Tacchinaccia indomita sarà tua nonna. Tu buono forse solo per il Thanksgiving Day.

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