music: John Mayer Trio

John Mayer Trio
Try!
Columbia Records, 2005

 di Niccolò Tramontana
Rinomato autore pop, rinomato frequentatore di super-starsystem-upper class girls, rinomato vincitore di grammy come best questo best quell’altro, considerato da molti, nel settore, come uno dei migliori chitarristi viventi. Questo è John Mayer.
Questo live album è un’anomalia nella sua carriera: una dimostrazione di puro divertimento e estro blues-rock: cover di Ray Charles e Jimi Hendrix,  Pino Palladino al basso, Steve Jordan  alla batteria, il nostro a chitarra e voce, e via. Beh, spaccano i culi. Sicuramente una gran performance, suoni perfetti, grandi pezzi per il genere, ma… ma anche no, grazie. È sempre importante avere con noi qualche disco da ascoltare disimpegnatamene, da canticchiare, che ci trasporti in uno di quei locali newyorchesi che noi italiani tanto sogniamo e invidiamo, un bel classico blues-rock come Dio comanda.
Allora io dico questo: direttamente da Detroit, oggi, cosa direbbe Jack White, che pure affonda ogni sua nota dritta dritta nel blues, ma quello che suona è tranquillamente considerabile avanguardia? Ma da Seattle, ormai 50 anni fa, cosa direbbe Jimi Hendrix, icona del blues-rock che tuttavia a Woodstock intonava l’inno americano e praticamente iniziava e chiudeva ogni tentativo possibile di fare del vero noise? Raccogliere l’eredità è un conto, replicare in un rituale mortuario il passato è un altro.
Insomma dai, Stevie Ray Vaughan è morto, c’è BB King che ha 85 anni e è a casa a guardare la tv, c’è Youtube dove possiamo tranquillamente sfamarci degli anni ’30 di Son House, Blind Willie Johnson, Robert Johnson, John Campbell, insomma John per tutti i gusti.
È davvero giusto che una forma d’arte continui ad esistere perché una fetta di pubblico continua a chiederla? Una Fender Stratocaster pura sincera ha ancora qualcosa da dire oggi? Non so le risposte, ogni opinione è ben accetta, e io continuo a mettere su il disco di Mayer & friends ogni tanto, c’è quella ‘Another Kind of Green’ che mi piace tanto, e mi fa anche tornare in mente qualche ricordo, ma continuo a pensare a questo disco come a un film diretto da un tale che è un grande regista, e un pessimo artista.

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