1.000 caratteri: Matteo Sartori

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       by Matteo Sartori 

I passi della ragazza si affrettavano in quelli del ragazzo che con vecchie scarpe andava segnando il sentiero di erba stretta a pietra, appena asciugato dal Sole atlantico. Di tanto in tanto si voltava a cercare conforto nelle rughine corrucciate sulla fronte della ragazza, nella sua camminata determinata, ancora scandita dalle musiche e dai violini della notte andata.
“Ho sbagliato strada. Forse lo perdiamo” aveva detto lui.
“Non è niente, vedrai che ce la facciamo” aveva risposto lei.
Il ragazzo e la ragazza erano sbucati dall’antico sentiero sul ciglio della strada, curva come un arco. Con il poco fiato che la premura gli aveva risparmiato avevano cercato esitanti il punto migliore per l’attraversamento della via veloce. A cento passi lo spazio di fermata si allargava vuoto, in una vibrazione di erica e felci scrollate dai camion per Glasgow.  

Il loro slancio si era spento sul primo asfalto, con la polvere calda della corriera del Nord che sfrecciava via senza rallentare.
“L’abbiamo perso” aveva detto la ragazza solo un po’ scoraggiata. “Il prossimo?”
“Tra tre ore” aveva risposto il ragazzo. “Ci sediamo in quel prato.”
“Là va bene, si vede il lago” aveva detto lei.
Il ragazzo aveva addossato i loro zaini alla recinzione di legno mentre la ragazza sgusciava tra due assi con un succo di frutta nella mano. Si erano sdraiati sull’erba tenera dell’estate, brucata pari e regolare.
Lei la testa tra il petto e la spalla di lui, in una fossa ben conosciuta, con i sogni per una volta in pace.
Lui a guardare in alto l’aria in movimento, attento a non svegliarla.
Era arrivato il vento con piccola pioggia, e portava il belare delle pecorelle.
“Piove” aveva detto il ragazzo mettendole in testa il suo cappello.
“Poco. Non ci bagna” aveva risposto lei aprendo gli occhi. 

 Matteo Sartori. Scrittore antifascista.
Il magro Rio e la minoranza silenziosa (Frassinelli, 1997)
Regole di famiglia (ISBN Edizioni, 2010) 
  
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