La Vista Concessa, Roberto Angelini

Roberto Angelini
La Vista Concessa
Carosello, 2009

di Niccolò Tramontana 
Mi sono fermato adesso dopo una mattinata in giro per la città. Stamattina ho ascoltato capofondo il disco di cui state leggendo. Pensavo allo scarto che esiste fra i cantautori italiani, viventi e non, e musica di oggi. Anche se parliamo di artisti ancora in attività, parliamo di un’altra generazione, di un’altra musica. Che fine ha fatto oggi l’eredità dei vari Dalla, Battiato, Guccini, Fossati, De Andrè, Battisti etc?
Dicevo poco fa casualmente in giro ho preso sottomano in libreria un volume sui cantautori italiani, dai classici fino a oggi. Nell’indice scorrevo, cercando nomi più recenti, Vasco Rossi, Litfiba… in effetti viene da chiederselo: dov’è la connessione fra ieri e oggi, in questo ambito musicale? Qualche diretto interessato ci disorienta nascondendosi sotto il nome di un gruppo. Perché oggi l’eredità è questa. I gruppi musicali, più o meno famosi, hanno raccolto i semi piantati dai nostri predecessori, questo è il mio punto di vista. Afterhours, Marta sui tubi, Massimo Volume, Virginiana Miller. Proseguendo la storia del rock, come da copione, s’intende.
Poi c’è chi opera in una zona più modesta, più intima. Artisti solisti che sono forse più in contatto con la musica d’autore di qualche anno fa, proprio per il fatto che si nutrono di modalità e dimensioni artistiche più tranquille, più distese, più riflessive. Senza dimenticare, tuttavia, quello che c’è fuori dalla loro casa. I nomi qui sono parecchi, di diversa rilevanza, e in ogni caso Roberto Angelini si inserisce in questa lista.
“La vista concessa” è un disco per tutti, un disco dove il 18enne che è in noi seduto sul letto a guardare vecchie foto può trovare quella canzone in cui lasciarsi andare con ricordi e film sul futuro.
Nessuna pretesa, solo il bisogno urgente di dire qualcosa qualcosa che forse vale solo per lui: è questo che dovrebbe essere un disco.
Io non parlo di un capolavoro, l’ho trovato pesante arrivato alla fine, forse troppi pezzi… forse troppa fiducia in se stesso. Ma se pensiamo che Angelini (per chi non se lo ricordasse) era proprio quello di ‘Gatto matto – rotola sul tetto’, allora mi viene da fare un bell’inchino per la svolta artistica o un bell’applauso per  la svegliata che si è dato.

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