1.000 caratteri: Manuela Giacchetta

                   Certe parole
                
by Manuela Giacchetta

Ci sono parole, nella mia testa, che hanno un proprio registro d’ingresso.
La parola emulare, per esempio, l’ho incontrata a 8 anni, a scuola, quando scelsi il poster di Candy Candy al posto di quello di Goldrake che, da maschiaccia pavida, non ebbi il coraggio di chiedere. La maestra disse a mia madre: “Ha voluto emulare le compagnette”.
Negletto invece, l’ho letta per la prima volta a 12 anni, durante l’ora di narrativa, nella descrizione della Monaca di Monza.
La parola costipato risale al primo superiore. Era la dicitura che un caro professore ci suggeriva di usare nelle giustificazioni al posto dello squallido “indisposto”, per essere creativi almeno nelle scuse delle assenze. Anche se lui, nella storia di tutta la sua carriera, restò folgorato dalla trovata: “Ho aiutato mia madre nelle pulizie di Pasqua”.
Solipsismo l’ho letta a 22 anni, in un saggio di Umberto Eco. Autopsia non lo so, però l’associo sempre al telefilm “Quincy”. Obslolescenza a 16 anni, e mi ricordo che era molto in voga in quel periodo. Oggi è quasi obsoleta.
Quiddità di sicuro l’anno scorso, mentre leggevo l’Ulisse di Joyce.
E zuzzurellone, credo come tutti, nel giorno in cui ho preso in mano il vocabolario per la prima volta, anche se, con avvilita sorpresa, ho scoperto che non è più l’ultima parola del dizionario. 

Manuela Giacchetta è nata a Fabriano nel 1972. Vive e lavora ad Ancona. Ha pubblicato alcuni racconti, scrive fiabe per bambini illustrate da Francesca di Nardo e di recente è uscito il suo romanzo d’esordio Bowling e margherite, Las Vegas Edizioni. 
 
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5 risposte a 1.000 caratteri: Manuela Giacchetta

  1. literaid ha detto:

    Certe parole le incontri e non ti lasciano più perché non sei tanto tu a sceglierle quanto piuttosto il contrario. O, quanto meno, è un reciproco riconoscersi. Le parole sono organismi viventi che nel tempo si trasformano assumendo magari valenze e significati diversi. Su “obsoleta”: basta scriverla dieci volte di seguito per rianimarla un poco. E’ quanto faccio di seguito: Obsoleta, obsoleta, obsoleta, obsoleta, obsoleta, obsoleta, obsoleta, obsoleta, obsoleta, obsoleta. Ecco, mi pare che ora sia meno “obsoleta”.

    Gianluca

    • Manuela ha detto:

      Ecco, Gianluca, ma non vorrei che adesso la povera “obsoloescenza” ritorni tanto in voga da farle affrontare una crisi d’identità 🙂

  2. Andrea M. ha detto:

    Povero il mio Goldrake!

    • Manuela ha detto:

      Caro Andrea,
      sappi che dopo accurate azioni diplomatiche concertate con la mamma, la maschiaccia in questione è poi riuscita ad accaparrarsi l’ambito poster… 🙂

  3. Lele ha detto:

    Io Aggiungerei: Belloccia! 🙂

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