Endekaria di Alexander Shpatov

 ENDEKARIA
di Alexander Shpatov

“Benvenuto”, A. sorride al partecipante successivo, allungando il programma insieme ad un rotolo di banconote espressamente dipinte a mano fatte di un mix di lino e cotone. “Il suo sussidio da parte della banca NDK”. [ NDK, pronunciato en-de-ka, è l’acronimo bulgaro per il Palazzo Nazionale della Cultara, un massiccio edificio dell’era socialista nel centro di Sofia che ospita numerose sale da concerto, spazi per esposizioni e dettaglianti di abbigliamento di pelle.]

Le persone consegnano i loro inviti e sorridono a loro volta. Molti di loro capiscono immediatamente, dopotutto l’argomento della conferenza è la crisi nella cultura. Altri, invece, avranno bisogno di farselo spiegare per filo e per segno, ma nel frattempo così tante altre cose saranno successe che è improbabile che ci riusciranno.

La conferenza ha inizio. La Sala 1 è strapiena di centinaia di autori e artisti che sono venuti per discutere della CRISI, espressamente scritto in maiuscolo e grassetto, finanziaria, morale, creativa e chi più ne ha più ne metta. Si era arrivati al punto che assolutamente nessuno era più interessato alla cultura, sia la gente, sia il governo, che nessun’altro, a parte gli artisti stessi, e nel loro caso  l’interesse non andava oltre il loro stesso lavoro. Il futuro presidente onorario A. lo avrebbe ricordato ad ogni anniversario dei successivi eventi, ma con il passare del tempo le sue parole sarebbero diventate incomprensibili agli ascoltatori e solo cinque anni dopo difficilmente qualcuno avrebbe creduto che c’era stato un tempo in cui nessuno riusciva a guadagnarsi da vivere con la cultura, persino se questo avesse avuto talento e tutto il resto.

Alla conferenza i discorsi vanno avanti, dai quali diventa chiaro che delle misure decisive devono essere prese. Produttori ed attori non riescono a smettere di ripetere di aver parlato ormai abbastanza e che ora è tempo di agire. Dopo di che un tenore prende il microfono e ripete la stessa identica cosa, aggiungendo una spontanea interpretazione di “Avanti, gente illuminata!” [Un inno patriottico dedicato ai santi patroni della cultura bulgara, Cirillo e Metodio.] per una conclusione più avvincente. Più o meno a questo punto, A. prende la parola, il cui discorso non suona così bene senza i violini e primi piani di applausi disordinati, che verrebbero aggiunti solamente più tardi, ma che tuttavia ha un impatto inevitabile:

“Siamo dipendenti dalla carta colorata, amici miei”, è esattamente quello che afferma A., conquistando subito l’attenzione di tutta la Sala 1. “E ce n’è anche troppa di carta colorata”.

A. getta via un rotolo di biglietti colorati che presto sarebbero diventati la moneta più stabile del mondo. Dopotutto loro verrebbero finanziati dalla cultura e non da qualche sistema aureo virtuale.

“Chi è che si sta lamentando di non avere soldi? La banca BDK sovvenzionerà ciascuno dei vostri progetti!”. Anche quelli che non hanno afferrato si uniscono agli applausi disordinati, prendendolo per un vero rappresentante di una qualche nuova banca che finalmente darà loro il rispetto e il sostegno che meritano. Naturalmente non c’è modo che A. sappia qualcosa di tutto questo, e così si infiamma ancora di più: “Non abbiamo bisogno di uno stato, ora che c’è la NDK! Dichiaro la nostra indipendenza dalla Bulgaria!”

Un nuovo scroscio di applausi, questa volta nettamente più spontanei poiché tutti sono stanchi dello stato.

“Lunga vita …”. A. fa una pausa pensando a cosa esattamente dovrebbe continuare a vivere e dice la prima cosa che gli salta in mente: “Endekaria! Lunga vita all’Endekaria indipendente!”.

La Sala 1 esplode con il classico stile da conferenza e qualche minuto dopo, quando tutto si calma, un critico vecchio stampo come al solito prende la parola, a quanto pare parlando seriamente:

“Un’idea  eccellente: il primo palazzo-stato dei Balcani e del mondo! Il Vaticano della cultura! Propongo di votare una dichiarazione!”.

Ma il problema non era la dichiarazione, che in ogni caso passò all’unanimità e senza precedenti e che un giorno sarebbe diventato il documento più letto nella storia dell’arte contemporanea. Il problema era che anche i giornalisti erano presenti nella Sala 1, i quali si precipitarono ad annunciare la notizia in maiuscolo e grassetto, la quale risultò come UN NUOVO VATICANO A SOFIA! e che, dopo un paio di giri di copia e incolla da parte degli organi di informazione più pigri che utilizzavano Facebook come nuova risorsa primaria, diventò: LA NDK SI E’ SEPARATA DALLA BULGARIA? Naturalmente una volta che il palazzo fu circondato dalla polizia antisommossa, che era stata immediatamente avvertita, il punto interrogativo scomparve, lasciando solamente la minaccia da parte dei separatisti culturali, che solo allora stavano urlando fuori dalla Sala 1 per aggredire il modesto cocktail nell’atrio.

Nel futuro film su Endekaria, i successivi tre giorni nella NDK assediata vennero ricreati in modo molto più epico di come furono nella realtà. In verità degli scontri ci sarebbero stati ma le morti eroiche del violinista virtuoso e della poetessa più tardi diventarono degli abbellimenti, ma di solito è così per le storie d’amore in questo tipo di film. La verità è che la polizia antisommossa non sapeva cosa fare. Erano arrivati per lo più come precauzione e nessuno avrebbe potuto immaginare che gli scrittori potessero essere così testardi. Il governo si ritrovò nei guai; non voleva fare a pezzi l’élite culturale di Sofia, ma non voleva neanche diventare oggetto di derisione. La notizia si diffuse in tutto il mondo, all’inizio come una novità, poi nei servizi dal mondo della CNN. Il futuro presidente onorario A. rilasciò delle interviste con la convinzione sempre più forte che tutti hanno il diritto all’autodeterminazione, la NDK è il nuovo Kosovo, e molto di più. Tuttavia nessuno sarebbe in grado di dire se tutto questo sarebbe andato a finire così se non fosse stato per il sostegno internazionale degli artisti di tutto il mondo. Danny Boyle, Banksy e Victor Pelevin scrissero lettere di solidarietà, Christo promise di impacchettare la NDK, mentre i Beastie Boys vennero a Sofia e si unirono agli Endekariani.

Ma la faccenda sarebbe stata finalmente risolta solo dopo che Jimmy Wales annunciò, in un gesto di solidarietà, che i  server di Wikipedia sarebbero stati spostati nel seminterrato della NDK. Endekaria fu la scelta ideale per la completa indipendenza che lui aveva cercato da tanto tempo. Di fronte alla minaccia di perdere tutte le informazioni sulle civiltà e le culture mondiali, l’Europa e l’America implorarono la Bulgaria di accettare il nuovo status quo. Il governo annullò l’ordine alla polizia antisommossa “così da non disturbare i processi creativi”, e due anni dopo venne aperto persino un consolato improvvisato in una cabina vicino al palo della bandiera. Poi tutto continuò a girare esattamente secondo il suo accordo. Solamente cinque anni dopo, Endekaria divenne la più grande attrazione dei Balcani, battendo a mani basse St. Sofia e l’Acropoli con milioni di turisti che visitavano programmi ed esposizioni nell’atrio del nuovo Vaticano, mentre gli Endekariani divennero la nazione più prosperosa e civilizzata del mondo.

Senza alcun dubbio Endekaria per prima cosa annetterà il parco intorno al palazzo – stato; poi quando arriverà il momento giusto, si impossesserà della stessa Sofia lacerata dalla crisi. Poco dopo, occuperà anche l’intera Bulgaria, insieme con i suoi vicini, e in non più di 50 anni Endekaria diventerà un impero, perché con la spiritualità ha conquistato questi paesi, vinse con la spada”. [I versi finali di “Avanti, gente illuminata!”]

traduzione: Lucia Telori
Alexander Shpatov è nato nel 1985 a Sofia.  Ha pubblicato la raccolta di racconti Footnotes (2005), miglior esordio dell’anno in Bulgaria,  Footnote Stories (2008) e Calendar of Stories (2011).
Endekaria è il suo primo racconto tradotto in italiano.
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