Solo per underwood: Guy Debord

Guy Debord at flour millQuesta democrazia così perfetta fabbrica da sé il suo inconcepibile nemico, il terrorismo. Vuole infatti essere giudicata in base ai suoi nemici piuttosto che in base ai suoi risultati. La storia del terrorismo è scritta dallo Stato; quindi è educativa. Naturalmente le popolazioni spettatrici non possono sapere tutto del terrorismo, ma possono sempre saperne abbastanza da essere convinte che, rispetto al terrorismo, tutto il resto dovrà sembrar loro abbastanza accettabile, e comunque più razionale e più democratico. La modernizzazione della repressione ha finito col mettere a punto, in primo luogo con l’esperienza pilota dell’Italia e sotto il nome di «pentiti», degli accusatori professionisti giurati; quelli che alla loro prima apparizione, nel Seicento, durante i disordini della Fronda, erano stati chiamati «testimoni patentati». Questo progresso spettacolare della Giustizia ha popolato le prigioni italiane di numerose migliaia di condannati che espiano una guerra civile che non c’è stata, una specie di vasta insurrezione armata che casualmente non ha mai visto arrivare la sua ora, un putschismo intessuto della stoffa di cui sono fatti i sogni. Possiamo osservare che l’interpretazione dei misteri del terrorismo pare aver introdotto una simmetria tra opinioni contraddittorie; come se si trattasse di due scuole filosofiche che professino costruzioni metafisiche assolutamente antagonistiche. Alcuni vedrebbero nel terrorismo nient’altro che alcune evidenti manipolazioni da parte dei servizi segreti; altri riterrebbero che al contrario bisogna rimproverare ai terroristi unicamente la loro totale mancanza di senso storico. Il ricorso a un minimo di logica storica permetterebbe di concludere piuttosto rapidamente che non c’è niente di contraddit-torio nel considerare che anche persone che mancano di qualsiasi senso storico possono essere manipolate; e che, anzi, possono esserlo ancora più facilmente di altri. È inoltre più facile indurre a «pentirsi» qualcuno a cui si può dimostrare che fin dall’inizio si sapeva tutto di ciò che ha creduto di fare liberamente. Un effetto inevitabile delle forme di organizzazione clandestina di tipo militare è che basta infiltrare poche persone in certi punti della rete per farne marciare, e cadere, molte. La critica, in tali questioni di valutazione delle lotte armate, dovrà analizzare una volta o l’altra una di queste operazioni in particolare, senza lasciarsi fuorviare dalla somiglianzà generale che tutte potrebbero eventualmente assumere. Del resto, dovremmo aspettarci come cosa logicamente probabile che i servizi di protezione dello Stato pensino a sfruttare tutti i vantaggi che trovano sul terreno dello spettacolo, che da lunga data è stato organizzato proprio per questo; semmai è la difficoltà di accorgersene che sorprende e suona strana.

(guy debord, commentari sulla società dello spettacolo)

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